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"Modelli di fisica statistica messi in campo per generare un algoritmo in grado di prevedere la ricchezza regionale e mondiale. È la sfida del team di scienziati del Centro Fermi di Roma, guidati dal professor Luciano Pietronero, che dieci anni fa hanno inventato una disciplina, la “Economic Fitness and Complexity”, che, partendo dall’analisi di centinaia di dati differenti – esportazioni in primis, ma anche aspettativa di vita, tipologia di produzioni, inquinamento – cerca di ricostruire il potenziale industriale di Stati e regioni. O meglio, ci riesce, se financo la Banca Mondiale ne ha adottato i precetti e la Commissione Europea tiene conto dell’indicatore di «Fitness» per valutare i piani nazionali del Next Generation Eu. Ora,un nuovo studio analizza anche il potenziale green di regioni e Paesi."

La guerra in Ucraina si gioca anche sul tavolo economico.

Nei giorni in cui si parla di possibile default del debito russo, abbiamo provato a misurare la sua stabilità e competitività attraverso la Fitness Economica (sviluppata recentemente alla Sapienza e adesso al CREF). Questo nuovo indicatore è stato recentemente adottato sia dalla Banca Mondiale di Washington che dalla Commissione EU per valutare i progetti del Recovery Fund (PNRR).

Studiare la crescita economica significa indagare sia l’andamento dei paesi industrializzati e sviluppati, che quello dei paesi in via di sviluppo. Durante lo studio dei paesi sviluppati, la maggior parte della crescita è vista come un processo di equilibrio, un trend di crescita continua su uno standard ben consolidato. Entrambi i modelli, quelli in cui la crescita è esogena e quelli in cui è endogena, possono essere rappresentati come processi che percorrono un percorso di equilibrio.
Questa focalizzazione sugli stati di equilibrio ha portato l’attenzione verso il Total Factor Productivity. La ricerca empirica mostra che, in effetti, la maggior parte delle differenze nella crescita tra i paesi sono spiegate dalle differenze nella crescita della produttività totale dei fattori.
Lungo il percorso verso l'industrializzazione, le capacità industriali del paese, i prodotti corrispondenti e le preferenze dei consumatori si viene a riorganizzare l’ecosistema economico, portando alla libertà della popolazione di perseguire i propri interessi in settori e attività imprenditoriali nuovi. Questo fatto aumenta notevolmente la diversificazione e la complessità dell'economia di una nazione.
Misurando quantitativamente la complessità di un'economia attraverso una nuova dimensione, la fitness del Paese, è possibile comprende l’importanza della diversificazione per lo status di un paese. I sistemi economici condividono con i sistemi complessi tradizionali l'emergere di comportamenti collettivi inediti generati da interazioni tra le loro componenti di base.
Secondo degli studi condotti da studiosi attualmente in carica al CREF, l'industrializzazione di un paese è un processo dinamico in cui emerge una rete complessa che rafforza le capacità di produzione e la domanda di prodotti su scala nazionale. La prosperità e le potenzialità di un Paese, quindi, possono essere analizzate considerando questa nuova dimensione, che tiene conto della diversificazione e della complessità del sistema produttivo.