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Matilde Marchesini e Margherita Traube Mengarini: prime ricercatrici di via Panisperna

Anno 1905. È il venticinquesimo anniversario della fondazione del Regio Istituto di Fisica, e  il fotografo sta per scattare una foto ricordo che passerà alla storia.
Accanto a Pietro Blaserna, fondatore e direttore dell’Istituto, spiccano infatti due figure femminili. Si tratta di Matilde Marchesini e Margherita Traube Mengarini, tra le primissime donne laureate in Italia.

Dal ‘700 al ‘900: una strada in salita

La strada per arrivare a questo riconoscimento non era stata facile.
Nel corso del Settecento alcune  donne, provenienti per lo più da famiglie aristocratiche, avevano cominciato a ribellarsi ai ruoli subalterni in cui le aveva relegate la società dell’epoca, conquistando nuovi ruoli sul piano dell’ istruzione e dell’educazione scientifica. In Francia troviamo così Madame Du Châtelet, musa di Voltaire e traduttrice dei Principia di Newton. In Italia, la fisica Laura Bassi è la prima donna al mondo a salire su una cattedra universitaria, a Bologna, nel 1732.

Fu nel corso dell’Ottocento, prima negli Stati Uniti e in seguito in Europa, che le donne cominciarono la difficile scalata all’istruzione superiore. Un passo essenziale verso l’indipendenza economica e il riconoscimento dei diritti sociali e politici. L’Italia non fece eccezione.  Soprattutto  tra le élite progressiste del paese si respirava un clima  di fiducia e apertura nei confronti di un’istruzione scientifica, anche per le donne, percepita come motore di sviluppo economico e sociale.

1875. L’università italiana apre la porta alle donne

Dobbiamo però aspettare il 1875 perché l’Università italiana apra le porte alle donne, tra molte  contraddizioni. Tra i documenti per l’immatricolazione, infatti, era richiesto il diploma di licenza liceale, anche se  non esistevano licei femminili. Questa anomalia faceva sì che ogni richiesta di iscrizione dovesse essere accuratamente vagliata prima di essere accettata, e spesso veniva rifiutata sulla base di motivi burocratici, quando non direttamente per questioni legate alla morale e alla tradizione.

In ogni caso, già nel 1902, tre anni prima della foto di via Panisperna, le donne laureate nel Regno d’Italia erano 224 e di queste, ben 72 avevano conseguito una laurea in scienze o in medicina. E tra loro c’erano anche Matilde Marchesini e Margherita Traube Mengarini.

Il “Circolo fisico” di Blaserna

Matilde Marchesini si era laureata in Fisica nel 1896 – prima donna del Regno a prendere il titolo in questa disciplina. In seguito diventerà una giornalista scientifica. Margherita Traube Mengarin si era laureata qualche anno prima, nel 1883, in Scienze naturali, portando avanti ricerche originali proprio nei laboratori di via Panisperna.

Blaserna, del resto, era stato da sempre sensibile alla presenza femminile nelle istituzioni culturali e scientifiche del tempo, con un atteggiamento di apertura affatto scontato, che lo accomunava a un gruppo di ‘maestri illuminati’ che tra i loro allievi accoglievano anche ricercatrici donne, seguendone i lavori e la carriera.

Così, per esempio, quando Blaserna diede vita al Circolo fisico, nel 1891, con l’obiettivo di promuovere e diffondere la scienza per mezzo di conferenze, discussioni e relazioni, e le cui attività affiancavano quelle della Scuola pratica di fisica di Panisperna, furono proprio le due dottoresse Traube-Mengarini e Marchesini ad aiutare il professore nell’azione di divulgazione delle più recenti conquiste scientifiche.

Dopo gli esordi delle prime, poche, donne che si affacciarono agli studi superiori, nei decenni che seguirono si assistette ad un lento aumento di iscrizioni femminili nelle Università, così come nelle facoltà scientifiche.

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Le prime donne che si dedicarono alla scienza furono delle vere e proprie pioniere. Grazie alla loro determinazione, alla consapevolezza del proprio valore e dell’importanza e dell’utilità delle proprie conoscenze, in un avvicendarsi di conquiste e tattiche strategiche, poterono raggiungere posizioni importanti nelle istituzioni culturali del loro tempo.