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Un racconto scritto da Storie Scientifiche per il Centro Ricerche Enrico Fermi.

Giulio Racah nasceva a Firenze il 9 febbraio 1909. La famiglia, di origine israelite, era benestante e possedeva diverse proprietà tra Firenze e Pisa. Giulio si sentì sempre estremamente legato alla sua terra natale e quando parlava in qualunque lingua, che si trattasse di italiano, inglese o ebraico, era sempre distinguibile il suo allegro accento toscano. L’istruzione rappresentava un tassello fondamentale per i Racah e il talento nelle scienze naturali una virtù: il cugino di Giulio, Ugo Fano, diventerà un fisico teorico molto importante e apprezzato.

Laureatosi all’Università di Firenze nel 1930 sotto la guida di Enrico Persico, ancora prima di ottenere il titolo, pubblicò con Bruno Rossi un’importante memoria da titolo “A proposito di una osservazione di Stark sulla realtà del moto assoluto” (Nuovo Cimento, 1929). La sua tesi riguardava l’interazione della luce con gli atomi di un mezzo tramite la formulazione di Enrico Fermi dell’elettrodinamica quantistica. Verrà successivamente pubblicata col titolo “Sopra l’elettrodinamica quantistica”. A Firenze intanto entrò a stretto contatto con altri grandi personalità come Giuseppe, detto “Beppo”, Occhialini e Gilberto Bernardini, instaurando un rapporto di amicizia che durò per tutta la vita.

Successivamente, visto che in quegli anni i posti assegnati per la ricerca erano molto limitati (se non inesistenti), venne nominato assistente del segretario del comitato per la Fisica del CNR, carica che era ricoperta da Enrico Fermi. Passò dunque un anno a Roma come suo assistente e un ulteriore anno a Zurigo da Wolfgang Pauli. In quegli anni il suo principale interesse di ricerca verteva sulla nuova teoria quantistica, in particolare sul calcolo della sezione d’urto per il fenomeno che prende il nome di “Bremsstrahlung (radiazione elettromagnetica prodotta a causa di un’accelerazione o decelerazione di una particella carica) e la produzione della coppia elettrone-positrone. Le sue doti di fisico e le sue grandi capacità matematiche venivano apprezzate sia da Fermi che da Pauli, in special modo la sua dimestichezza con la teoria dei gruppi che vide in quegli anni un collegamento sempre più profondo con la meccanica quantistica.

Nel 1932 Racah fu nominato professore incaricato presso l’Università di Firenze e qui rimase fino al ’37, quando venne chiamato a Pisa in qualità di professore straordinario vincendo il concorso per le cattedre di fisica teoria del 1937, tanto voluto da Emilio Segré.  Oltre a lui vinsero questo concorso Giovanni Gentile Jr. e Gian Carlo Wick. Questo è lo stesso anno dell’assegnazione della cattedra di Napoli, “per chiara fama”, a Ettore Majorana. Uno dei più importanti articoli scritti da Racah è proprio del 1937, “Sulla simmetria tra particelle e antiparticelle” dove mostra che la simmetria porta alcune modificazioni formali nella teoria di Fermi sulla radioattività Beta e che l’identità fisica tra neutrini e antineutrini porta direttamente alla teoria di Majorana, scrivendo in conclusione:

“Da un punto di vista più fisico possiamo riassumere queste considerazioni dicendo the la teoria di E. Majorana equivale a identificare le particelle con le antiparticelle, e che se tale identificazione può farsi per i neutrini, essa non sembra possibile per i neutroni, perché l’antineutrone dovrebbe differire dal neutrone e per il segno del momento magnetico e per la capacità di trasformarsi per processo Beta in antiprotone anziché in protone.”

Quando nel 1938 furono emanate le Leggi Razziali, Racah venne licenziato dall’Università di Pisa e scappò in Israele (allora Mandato britannico della Palestina) dove diventò professore di Fisica Teorica all’Università Ebraica di Gerusalemme, grazie a delle lettere di referenza scritte per lui de fisici di altissimo calibro (Fermi, Pauli ed Einstein). Scampato al pericolo della guerra, morì il 28 agosto del 1965 nella casa di famiglia a Firenze per una fuga di gas, mentre stava recandosi ad Amsterdam per la Conferenza sulla Spettroscopia atomica in onore del centenario di Zeeman. Qualche tempo prima della sua dipartita, fu insignito del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana.