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Francesco Sylos Labini ci ha spiegato perché la nostra galassia non sta in piedi

Le stelle della Via Lattea, la galassia nella quale si trova il nostro sistema solare, dovrebbero girare attorno ad un nucleo centrale con un moto di rotazione equilibrato tra forza centrifuga e forza centripeta, come fanno i pianeti rispetto al Sole.

Da un’analisi di dati satellitari condotta dall’Istituto dei sistemi complessi (Cnr-Isc), però, è emerso che la nostra galassia compie anche dei moti radiali e verticali di notevole intensità.

Questi risultati sono stati oggetto, nel 2018, di una pubblicazione sulla rivista scientifica Astronomy and Astrophysics. Francesco Sylos Labini, al tempo ricercatore del Cnr-Isc e oggi dirigente di ricerca del Centro Ricerche Enrico Fermi (Cref), era tra gli autori di quella pubblicazione.

Sylos Labini ha spiegato: “In questi anni la missione Gaia, un satellite dell’Agenzia spaziale europea progettato per indagare origine, evoluzione e struttura della Via Lattea, sta compiendo misurazioni astrometriche di altissima precisione, determinando la posizione di oltre un miliardo di stelle. Questo ha permesso di pubblicare il più grande e accurato censimento di informazioni quali posizioni, velocità e altre proprietà stellari. In particolare, è ora possibile esplorare lo spazio delle fasi (posizioni e velocità) di oltre sei milioni di stelle nel disco della Via Lattea. I moti osservati stanno inducendo un ampio cambiamento della morfologia su tempi rilevanti da un punto di vista astrofisico della Via Lattea, che è evidentemente lontana da una configurazione stazionaria in equilibrio rotazionale”.

Di fatto, quindi, è stata messa in dubbio l’ipotesi della stazionarietà e della modellazione del disco galattico come un sistema simmetrico rispetto all’asse di rotazione e indipendente dal tempo.

Partendo da questi presupposti, Sylos Labini ha affermato che la priorità era quella di comprendere se la spiegazione delle scoperte fatte potesse rientrare in termini di modelli di equilibrio o fuori dall’equilibrio:

“In particolare, l’obiettivo è stato quello di comprendere se le principali caratteristiche osservate possano essere spiegate in termini di modelli di equilibrio o fuori dall’equilibrio. La conclusione è che solo i secondi possono essere compatibili con le osservazioni. Rimane aperto il problema se la non stazionarietà è dovuta a perturbatori esterni (come galassie satelliti) o al fatto che il disco galattico non abbia avuto il tempo, dalla sua formazione, di raggiungere l’equilibrio. Per discernere tra queste diverse ipotesi è necessario uno studio dello spazio delle fasi del disco galattico che è attualmente in considerazione”.

Seguiranno, indubbiamente, nuovi studi rivolti in questa direzione ed un nuovo progetto, in realtà, è già in fase di sviluppo con l’analisi del nuovo data release del satellite Gaia.