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Uno dei problemi principali nel settore agroalimentare, oggi, è riuscire a condurre analisi sulla tracciabilità e adulterazione dei prodotti in maniera estensiva e a costi contenuti. Uno studio condotto presso il Laboratorio di Fisica per i Beni Culturali del CREF ha permesso di individuare quattro benchmarks spettroscopici che permettono di discriminare cultivar, geo-tracciabilità, adulterazione, e ripetibilita’ agronimica su oli extravergine d’oliva, determinando con sicurezza se l’olio analizzato è italiano o no. Per lo studio è stata utilizzata una nuova metodologia che combina tecniche spettroscopiche e Machine Learning.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale ‘International Journal of Food Science & Technology (Wiley)’.
Un gruppo di ricercatori del Centro Fermi, Tor Vergata, Sapienza e CNR, ha proposto un approccio di meta-validazione statistica delle relazioni indirette nelle reti bipartite, che permette di identificare soglie di significatività tali da massimizzare il segnale e ottenere risultati indipendenti dal modo in cui è formulata l’ipotesi nulla. Nell’articolo pubblicato su Communication Physics, la procedura viene illustrata usando i dati sulla produzione scientifica nei vari paesi a livello mondiale.

Il 24 marzo 2022, nella sede dell'Industria spaziale OHB di Milano, si è svolta la presentazione del prossimo lancio del satellite LARES 2, dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Il satellite sarà lanciato in orbita dalla sede dell’Agenzia Spaziale Europea di Kourou (Guyana francese) con il nuovo lanciatore VEGA C di ESA e ASI, costruito da AVIO SPAZIO di Colleferro.

Il CREF partecipa al progetto con il Prof. Ignazio Ciufolini, responsabile scientifico della missione,  e l'ingegner Claudio Paris che si è occupato della progettazione del satellite oltre che dei test dei materiali e dei suoi costituenti.
Uno studio pubblicato su Scientific Reports di Nature aggiunge importanti elementi alla comprensione dei riti funerari della Roma imperiale, grazie all’analisi combinata di spettroscopie vibrazionali su resti ossei ritrovati nell’Ipogeo delle Ghirlande, a Grottaferrata (Roma).  Lo studio è stato condotto dal CREF, dal Servizio di Antropologia del MIC, dai ricercatori dell’STFC Rutherford Appleton Laboratory e dall’Universita’ di Coimbra all’interno del progetto “Fisica per i Beni Culturali” del CREF.

Quando si incontra un amico o un conoscente in un luogo in cui non ci saremmo mai aspettati di poterlo vedere si è soliti dire “Come è piccolo il mondo!” …beh, in un certo senso, non siamo così lontani dall’affermare il vero.
Nonostante l’elevatissimo numero di persone attualmente presenti sul nostro pianeta, grazie alla struttura della rete sociale creatasi, ognuno di noi è incredibilmente “vicino” a chiunque altro sulla terra. In particolare, si sente spesso parlare dei “sei gradi di separazione”: due persone qualsiasi nel mondo possono entrare in contatto tramite una brevissima catena di persone. Uno studio condotto da Stanley Milgram, presso la Harvard University (1967), afferma che tale numero è pari a 6.
Un primo semplice modello che spiega lo “small world effect” è costituito dai “random graphs”: esso è costituito da N nodi, ciascuno dei quali è collegato z nodi scelti a caso, creando Nz/2 connessioni fra i vari  nodi del sistema. Tale modello non presenta, però, la proprietà di clustering: prendendo come esempio la rete sociale, possiamo affermare che due tuoi conoscenti hanno una buona probabilità di conoscersi a loro volta fra loro. Nel modello illustrato, invece, la probabilità che due nodi collegati ad uno stesso nodo siano a loro volta collegati, è la stessa che caratterizza due nodi qualunque.
Esistono altri modelli in grado di presentare sia le proprietà di clustering che di small world, uno dei più noti è quello di Watts–Strogatz: si considera inizialmente una rete regolare, cioè un reticolo, ma alcune delle connessioni vengono riallacciate in modo casuale, producendo delle “scorciatoie”. Tali scorciatoie permettono di muoversi da un punto all’altro della rete visitando un numero piccolo di nodi e producono così l’effetto small world, pur mantenendo la proprietà di clustering tipica delle reti regolari.
Le applicazioni di tale modello al mondo fisico sono innumerevoli: ad esempio il word wide web può essere modellizzato con i sistemi precedentemente descritti e presenta un grado di separazione pari a 19, anche la diffusione di molte malattie infettive è influenzata dall’effetto Small World.
 
 
 
 
Giuseppe Brandi, reasearch student al Dipartimento di Matematica al King’s College di Lonra, e Tiziana Di Matteo, membro esterno al Complexity Science Hub di Vienna, professoressa di Econofisica al King's College di Londra e facente parte del Consiglio di Amministrazione del CREF, hanno pubblicato un articolo scientifico sulla statistica degli esponenti di scala e sul Multitasking Value at Risk.
Nella letteratura finanziaria ci sono diversi studi sulle serie di scaling e multiscaling, ma la ricerca riguardo all’argomento è ancora molto fiorente. In questo caso I due ricercatori propongono una nuova metodologia basata sulla simulazione di Monte Carlo, che loro hanno chiamato Multiscaling Value at Risk. Per conoscerne di più accedi all'articolo integrale cliccando qui.
Conviene fare come il Regno Unito dove si ritarda la seconda dose per dare spazio alle persone che devono ancora sottoporsi alla prima? Ce lo dice un gruppo di ricerca che comprende anche scienziati del CREF.
La risposta a questa domanda ce l’ha data, pochi giorni fa, un gruppo di ricerca composto da studiosi provenienti da diversi ambiti. Il team di ricerca comprendeva scienziati del Bambino Gesù di Roma, del dipartimento di Fisica all’Università Tor Vergata di Roma, del Centro di ricerca Enrico Fermi, del dipartimento di ingegneria all’Università Roma Tre e dell’Università di Padova.
Questo gruppo ha sviluppato un modello in cui viene stimato l'impatto della vaccinazione sulla mortalità degli anziani, seguendo una strategia vaccinale (simile a quella del Regno Unito) per la quale si prevede la somministrazione della prima dose ad una maggiore fetta di popolazione, in alternativa alla strategia attualmente usata che prevede due dosi somministrate a distanza di 3 o 4 settimane.
Gli autori hanno pubblicato l’articolo scientifico sul server MedrXiv, in attesa di revisione dei pari. In ogni caso, il modello sembra funzionare. Essi valutano 3 possibili scenari: nel primo si effettuano circa 400mila vaccinazioni per settimana, con la dose somministrata a 11 settimane di distanza; nel secondo se ne somministrano circa 600mila, 7 settimane e mezzo verrebbe eseguito il richiamo; nel terzo vengono somministrano 800mila dosi, aspettando 5 settimane e mezzo per il richiamo.
Tutti i possibili scenari considerati, facendo riferimenti ai dati messi a disposizione dai vari enti, su tutti quelli dell’ISS, garantirebbero, comunque, un miglioramento rispetto ai risultati ottenuti attraverso l’attuale strategia.
Secondo questo team di ricercatori, infatti, dare priorità alla prima dose sulla popolazione non ancora vaccinata piuttosto che avere la premura di effettuare la seconda dose è la strategia da seguire: nel migliore dei casi porterebbe la riduzione della mortalità negli anziani per il 19,8%; nel peggiore dei casi ci sarebbe comunque un risultato positivo che vedrebbe in calo del 9,2 i decessi tra gli over 80.
Complimenti al team di ricerca in generale e ai ricercatori del CREF Giulio Cimini, Andrea Gabrielli, Gaetano Salina, Francesco Sylos Labini che hanno dedicato attenzione allo studio della miglior strategia per la somministrazione dei vaccini. Anche Wired ha pubblicato un articolo divulgativo per dare risalto alla loro proposta e al loro studio.
La geometria frattale (dal latino “fractus”, frammentato), branca della matematica fondata dallo scienziato polacco Mandelbrot, si occupa di studiare quelle strutture caratterizzate da un’invarianza di scala, ovvero che si ripetono identiche a sé stesse a varie scale.
M.V. Berry descrisse con queste parole la nuova geometria: “La geometria frattale è uno di quei concetti che a prima vista ispirano scetticismo, ma in un secondo momento diventano così naturali da domandarsi perché siano stati sviluppati solo così recentemente”.
Il motivo di tale “ritardo” risiede nel fatto che questa nuova formulazione matematica risulta essere lontana dai canoni matematici classici, i quali si basano sui concetti di regolarità e continuità e sulla possibilità di approssimare localmente una curva con la sua tangente nel punto, al contrario delle strutture frattali che si ripetono identiche a sé stesse ad ogni scala e per le quali non è possibile definire la derivata.
Un tipico esempio di applicazione della geometria frattale è lo studio della lunghezza delle coste. Se si tenta, infatti, di misurare la lunghezza di una costa particolarmente frastagliata, ci si rende conto che via via che si aumenta la precisione di misurazione, compaiono strutture simili a quelle incontrate a scale inferiori e determinarne l’effettiva lunghezza diventa un compito niente affatto banale.  Mano a mano che la precisione aumenta, la lunghezza cresce senza mai convergere ad un valore.
Le curve frattali sono caratterizzate da un parametro D, detta dimensione frattale, che possiede molte delle proprietà tipiche di una dimensione ma che assume valori frazionari compresi fra 1 (valore tipico delle curve) e 2 (valore tipico delle figure piane). In particolare, per la costa inglese si ha D =1.25.
Le applicazioni della geometria frattale si estendono ai più svariati campi di ricerca, ad esempio allo studio dalla fisiologia (in particolare nello studio della struttura di arterie e bronchi) e ai fenomeni di breackdown dielettrico. Infatti le scariche elettriche di questo tipo, come ad esempio i fulmini, non viaggiano seguendo il percorso rettilineo piu` breve, ma formano al contrario complesse ramificazioni frattali. Tale comportamento e` spiegato attraverso il  Dielecric Breackdown Model.
 
 
Citychrone è un approccio innovativo per lo studio e il monitoraggio della mobilità all’interno delle città basandosi più sui tempi di percorrenza anziché sulle distanze. Fornisce in questo modo una nuova visione della città, più vicina alla percezione e all'esperienza dei cittadini. Così facendo si attua una visione di città liberata dal trasporto privato, che valuta la qualità del trasporto pubblico e incentiva alla progettazione di nuovi scenari per l'accessibilità di siti e servizi.
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Le città rappresentano sistemi sempre più grandi, complessi ed interconnessi. La mobilità urbana rappresenta una delle più grandi sfide ambientali e sociali che l’umanità deve affrontare. Il progetto CityChrone coniuga la disponibilità di importanti moli di dati ad un rigoroso approccio scientifico per affrontare lo studio delle dinamiche urbane complesse e proporre soluzioni efficaci ed innovative.
Le nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione svolgono un ruolo sempre più pervasivo per la nostra cultura e la nostra quotidianità. Questa rivoluzione non giunge evidentemente senza controindicazioni, e nelle nostre società complesse emergono costantemente nuove sfide globali che richiedono nuovi paradigmi.
 
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