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E' stato  approvato un finanziamento
di 2 Borse di Dottorato di Ricerca in Fisica, ciascuno della durata complessiva di n. 36 mesi  nell'ambito del dottorato di ricerca in Fisica – XXXVI Ciclo, da svolgersi presso il CREF e l’ Università degli Studi di Roma Tor Vergata
e
di 2 Borse di Studio di Dottorato di Ricerca in Fisica, ciascuno della durata complessiva di n. 36 mesi,  nell'ambito del Dottorato di Ricerca in Fisica – 36° ciclo, da svolgersi presso il CREF e la Sapienza Università di Roma.
Murray Gell-Mann (1929-2019), fisico teorico newyorkese, ha apportato contributi fondamentali alla fisica, tra cui la teoria della cromodinamica quantistica. È stato insignito del Premio Nobel per la Fisica nel 1969 per il suo lavoro sulla teoria delle particelle elementari, e in particolare sulla teoria dei quark.

[Ascoltatore: Geoffrey West; data registrazione: 1997]


Murray Gell-MannGuarda il video
Murray Gell-Mann ci parla di Enrico Fermi


TRANSCRIPT: Teneva un piccolo taccuino con formule utili, che erano tutte esatte, perfette. Ogni fattore due corretto, ogni segno corretto, ogni dimensione corretta, era tutto giusto. Non metteva mai niente nel suo piccolo taccuino, che portava con sé, senza assicurarsi che fosse perfettamente corretto. E questo gli permetteva di affrontare un sacco di problemi pratici su semplice richiesta, perché li aveva già elaborati in precedenza e alcune delle formule critiche erano nel suo libricino. La maggior parte delle cose a cui aveva pensato prima in un modo o nell'altro, la maggior parte delle domande in fisica erano domande... erano... erano nuove forme di domande a cui aveva già risposto. E così, se gli si chiedeva qualcosa, iniziava in alto a sinistra della lavagna e scriveva riga dopo riga e poi più tardi, magari in basso a destra o prima ancora, otteneva la risposta e la cerchiava. E la risposta era sempre corretta; non commetteva mai errori.
Non si poteva immaginare un contrasto maggiore con Viki Weisskopf. Tutto ciò che Viki scriveva era modulo una potenza di due, una potenza pi greco, una potenza i, il numeratore e il denominatore potevano benissimo essere scambiati. Ricordo quando in una lezione di fisica nucleare cercò di ricavare la formula della risonanza...
La formula di Breit-Wigner
La formula di Breit-Wigner, che nella teoria atomica era chiamata formula di Weisskopf-Wigner. Breit e Wigner la generalizzarono alla teoria nucleare, ma era esattamente la stessa formula della formula di Weisskopf-Wigner nella teoria atomica. Beh, sbagliò tutto, completamente sbagliato. Il... il numeratore era nel denominatore, il denominatore era nel numeratore, il segno era sbagliato, i valori, c'erano fattori due e fattori pi greco che fluttuavano. Così ha detto 'Bene', ha detto,' questa volta non mi sono preparato, devo ammettere che non ho preparato questa lezione, quindi... ma la prossima volta verrò preparato e la dedurrò correttamente". Beh, è venuto la volta dopo e ha provato a derivarla e ha fallito di nuovo.
Ora, naturalmente, ogni studente di quella classe ha imparato a derivarne la formula. Quindi è stato molto più efficace della presentazione lineare di Julian Schwinger, che in realtà non ti ha lasciato imparare nulla perché ha sorvolato su tutte le difficoltà e ha presentato solo un'immagine molto fluida di ciò che stava accadendo. Non ti ha lasciato molta idea di come fare da solo, mentre gli errori di Viki sono stati molto educativi. Ora Fermi derivava tutto in maniera esatta ma non era affatto un formalista. Semplicemente calcolava le cose, usando di solito l'aritmetica, e otteneva la risposta con qualche trucco che era molto, molto semplice.
Tuttavia, era un trucco, e si basava sul fatto che aveva già risolto il problema più volte in diversi modi e aveva messo le risposte nel suo piccolo taccuino. Così che era un po' difficile imparare da lui anche perché ci si sarebbe dovuti inventare quel trucco, che non era necessariamente così facile, se si doveva fare il problema da soli. Lui non impostava un problema in modo generale in modo che tu ti rendessi subito conto di averlo risolto allo stesso modo. Lui aveva il suo piccolo trucco, che avresti dovuto inventare tu stesso per risolverlo da solo il problema. Comunque, andava tutto bene. Ma se gli facevi una domanda per la quale non sapeva la risposta, allora le cose diventavano molto più difficili. Non ne era molto contento e la discussione diventava difficile, e molto interessante, ma difficile.
E naturalmente io gli ho chiesto abbastanza spesso cose che lui non sapeva, domande alle quali non sapeva davvero la risposta, e di conseguenza abbiamo avuto delle discussioni molto interessanti.
Martedì 23 giugno alle ore 21.10 sul canale Rai Storia (canale 54) verrà trasmesso in prima assoluta il documentario per la serie Italiani introdotta da Paolo Mieli "Nobel Minds Enrico Fermi ed Emilio Segrè".
Il documentario, di Keti Riccardi, vede la collaborazione del Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi (CREF) che è stato teatro di numerose riprese, nonchè sfondo per le interviste di Miriam Focaccia, ricercatrice del CREF, e degli storici della fisica Gianni Battimelli e Adele La Rana.
Fu infatti all’interno della sede del CREF, la storica palazzina di via Panisperna, a quel tempo sede del Regio Istituto di Fisica e oggi del Museo dedicato a Enrico Fermi, che questi due protagonisti della fisica del Novecento lavorarono fianco a fianco, e dove Enrico Fermi, salito sulla cattedra di Fisica teorica nel 1926, organizzò e preparò le condizioni che portarono alla nascita di quel gruppo di giovani studiosi che negli anni ’30 diventarono famosi come i "ragazzi di via Panisperna". Qui, sotto la sua guida scientifica, all’interno di una stagione eccezionale per la scienza italiana, iniziarono i primi esperimenti sul fenomeno della radioattività indotta da neutroni, ricerche fondamentali per la comprensione della struttura del nucleo atomico, il cui successo fu coronato con l’assegnazione a Fermi del Premio Nobel per la Fisica nel 1938.

NOBEL MINDS ENRICO FERMI EMILIO SEGRÈ
DI KETI RICCARDI
>>MARTEDÌ 23 GIUGNO 2020 ORE 21.10 RAI STORIA (CANALE 54)<<


Per saperne di più


Il Centro Ricerche Enrico Fermi (CREF), nello spirito interdisciplinare che lo caratterizza e in virtù della lungimiranza con cui contribuisce agli studi di Storia della Fisica nell’ambito delle sue linee di ricerca, ha sostenuto la realizzazione del docufilm Una cattedra per Laura Bassi. Bologna 1732, dedicato alla prima donna al mondo che ottenne una cattedra universitaria.
Martedì 12 maggio alle ore 21.10 sul canale Rai Storia, il docufilm - ideato da Raffaella Simili e Miriam Focaccia, con la regia di Alessandro Scillitani - verrà trasmesso in prima assoluta nel programma televisivo Italiani, contenitore di documentari dedicati alle biografie di italiani illustri, prodotto da Rai Cultura e condotto da Paolo Mieli.
Una cattedra per Laura Bassi. Bologna 1732 illustra in maniera estremamente vivace il percorso di vita di Laura Bassi, facendo ricorso a una sceneggiatura dinamica e creativa attraverso ricostruzioni in costume, interviste ad esperti, animazioni, letture di documenti originali. Al racconto biografico si alternano sequenze poetiche di alcuni significativi momenti di vita, scientifici e familiari; il tutto nei luoghi di Bologna che furono teatro della sua vita: l’Archiginnasio, l’Istituto delle Scienze, Palazzo d’Accursio e le vie della città a cui Laura Bassi ha donato lustro.
Il progetto nasce dall’esperienza e dagli studi approfonditi di un gruppo di storici della scienza e da un favorevole contesto istituzionale che ha visto coinvolti, oltre al CREF, l’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, l’Università di Bologna, la Società Italiana di Fisica e l’INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare con la sezione di Bologna, in questa iniziativa di alta diffusione della cultura scientifica che propone e sceglie proprio Laura Bassi quale emblema e primato della scienza settecentesca.
Laura Bassi (1711-1778) si è laureata a Bologna nel 1732 in Filosofia universa (Fisica sperimentale); nello stesso anno è diventata, prima donna, socia dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna e ha ottenuto, prima donna al mondo, una cattedra all’Università. La sua fu una carriera scientifica sensazionale e brillante per l’epoca, perseguita con un’intelligenza e una tenacia insuperabili. La sua fama varcò ben presto i confini di Bologna, divenendo ella un punto di riferimento essenziale per tutta la Repubblica delle Lettere del tempo, quale una delle principali esperte di fisica newtoniana.
Ripercorrendone la storia in maniera inedita e innovativa, il docufilm ha reso attuale e attraente l’immagine di questa donna eccezionale, mettendone in risalto la legacy e la figura di pioniera della nuova scienza sperimentale.

Una cattedra per Laura Bassi. Bologna 1732


(regia di Alessandro Scillitani)


>>martedì 12 maggio 2020 ore 21.10 Rai Storia (canale 54)<<


Link al trailer


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Raffaella Simili è professoressa emerita di Storia della scienza dell’Università di Bologna
Miriam Focaccia è ricercatrice di Storia della fisica presso il Centro Ricerche Enrico Fermi di Roma
Entrambe si occupano da tempo del ruolo delle donne nella storia della scienza: insieme hanno realizzato il sito http://scienzaa2voci.unibo.it/ in cui viene messo a disposizione un dizionario biografico delle scienziate italiane. Uno strumento di facile consultazione per saperne di più sulla parte avuta dalle donne italiane nello sviluppo e nella diffusione della scienza, dal 1700 all'età contemporanea (al momento sono state inserite le donne nate entro il 1925).

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Alessandro Scillitani è autore di documentari.
Nel 2013 ha fondato una sua società di produzione, Artemide Film, con la quale ha realizzato numerose opere, molte delle quali sono state distribuite in edicola con il quotidiano la Repubblica, proiettate in sale cinematografiche e trasmesse su varie emittenti televisive nazionali e internazionali.
Con i suoi film ha partecipato a festival ed eventi importanti, tra cui Mostra del Cinema di Venezia, Trieste Film Festival, Italian Doc Fest a Bruxelles, Bolzano Film Festival, Film Festival della Lessinia.
Dal 2011 collabora con il noto scrittore e giornalista Paolo Rumiz, con il quale ha realizzato molti documentari di viaggio, tra cui Il Cammino dell'Appia Antica (2015), Ritorno sui Monti Naviganti (2017), Alla ricerca di Europa (2019).
Per ulteriori informazioni: 
comunicazione@cref.it
Per poter programmare una Fase 2 è necessario comprendere i motivi del rallentamento della diffusione dell’epidemia, che comunque continua a persistere in Italia  più a lungo di quanto sperato. Osservando lo sviluppo del virus su scala nazionale, va considerato che esso è dovuto alla somma degli andamenti di diverse Regioni, o anche di diversi gruppi di Comuni all’interno di ogni Regione. Dunque, il dato nazionale è il risultato di tendenze eterogenee che rende difficile una previsione, anche su scala regionale, considerando, inoltre, che la rete su cui l’epidemia si sviluppa è molto complessa: alcune reti sono inclini alla diffusione e alla persistenza delle infezioni, qualunque sia il tasso di diffusione. In questa situazione, avere un dataset completo per tracciare l’andamento del virus è la chiave per poterlo contenere, e per predisporre un eventuale rilassamento delle misure ad hoc per i diversi territori. Al momento esistono sicuramente dei dati migliori, ma non sono pubblici.
Link all'articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano